
Heckel maschio intento a fecondare le uova - Fotografia ed esemplare di Patrizia Chiappino
In altre vasche allevo discus verdi (aequifasciata), discus blu e alenquer (haraldi), e ancora una nursery di 200 lt con circa 60 piccoli esemplari di discus nati da una femmina alenquer e un maschio semi-royal.
La prima importante constatazione è stata sulla diversità oggettiva interspecifica tra il discus heckel e tutti gli altri, ed il ruolo rilevante che gioca il pH, l’acqua tenera, e persino i legni di torbiera, l’acqua scura, le luci basse e l’alimentazione da differire leggermente (io dico totalmente).
Ho assistito a svariate deposizioni spontanee, ma lo spazio e il tempo non mi hanno permesso di seguire i lieti eventi, e fondamentalmente rimane un’impresa portare avanti per una coppia una covata in una vasca con 16 altri heckel..anche se non è sempre del tutto impossibile.


Alcune immagini dell'acquario in cui vivono gli heckel. Fotografie ed esemplari di Salvatore Franchina.
-La prima deposizione, la ottenni da maschio heckel, femmina alenquer. Per stimolare l’heckel alla riproduzione, il pH era talmente basso(3,89) che si stava rivelando fatale per l’alenquer. Quest’ultima ovviamente dopo aver deposto non rispondeva bene agli stimoli dell’acqua troppo acida, nuotava a scatti, cercava di stare accanto alla covata ma passava il tempo sfregandosi sui legni e l’ipersecrezione di muco, oltre agli occhi fuori dalle orbite mi facevano credere a buon ragione che la stavo per perdere.
Nulla di fatto: ho diviso la coppia e ho deciso di differenziare le vasche.-

Heckel maschio insieme alla femmina alenquer mentre accudiscono le uova. Fotografia ed esemplari di Salvatore Franchina.
In base alla mia esperienza deduco che gli heckel non sono pesci facili, ma ho incontrato più difficoltà con altre varietà, che richiedono continui trattamenti contro svariate patologie, mentre il sistema immunitario degli heckel è in grado di reagire bene a molte patologie semplicemente con una qualità dell’acqua idonea ed un pH molto acido(ottenuto con torba).
Spesso ho avuto in regalo degli heckel che aspettavano solo di morire, e ad oggi sono gli esemplari più belli che ho. Come mai? Forse perché assicurando loro valori vicini a quelli naturali il loro sistema immunitario non ha avuto difficoltà a ripristinare le condizioni di salute ottimali.
Mai meno di 8/10 heckel per vasca, mai temperature che superano i 28°C , mai un pH superiore a 5,6, mai acqua non prefiltrata su torba, né troppi cambi o sconvolgimenti in vasca, che siano questi ultimi di natura chimica o puramente estetica, ma solo torba, luci basse, piante galleggianti (per molteplici motivi)e pace intorno alla vasca.
La gestione della vasca con gli heckel è per me completamente differente dalle altre vasche, e ad oggi i miei heckel non potrebbero vivere con altri discus, o caracidi che non resistano a pH estremo, ma sono considerazioni che vengono da sole con l’esperienza e attente osservazioni.
L’acqua scura dona loro un senso di sicurezza incredibile, in quanto la luce li terrorizza (in natura la stessa luna piena non permette ai pescatori di discus di vederne uno), e l’alternanza delle stagioni differenzia sia la tipologia di cibo che i parametri dell’acqua.
Spesso per mesi non faccio cambi cospicui, non misuro nitrati, fosfati, ma curo l’alimentazione, che durante questo periodo non deve essere proteico, quindi fiocchi di spirulina, granulato, e una volta a settimana il krill…ed il numero di somministrazioni lo riduco drasticamente (i discus, tutti, dovrebbero saltare affamati sul cibo)-
Se il livello dell’acqua si abbassa (evaporazione)…meglio: la mia unica preoccupazione è di assicurare il pescaggio alla pompa del filtro, null’altro.
Successivamente utilizzo acqua d’osmosi per ripristinare il livello, ottima se non a temperatura, cambi importanti sempre a bassissima temperatura, 12 ore di fotoperiodo e cibo proteico vivo (artemia o grindal (“Enchitraeus albidus”))..e cominciano le lotte gerarchiche, alcuni cominciano a pulire tronchi, vetri, e mostrano colori sgargianti.
L’heckel non è un pesce dalle grandi peculiarità cromatiche, e i grandi veterani confermano che essi mostrano una colorazione particolarmente accesa in due casi: in fase riproduttiva, e quando l’individuo “alfa” si mette a capo del branco.
In tutti gli altri casi il loro colore è il classico “prugna”, perché in natura è l’espediente naturale per non esporsi ai numerosissimi predatori e mimetizzarsi con l’ambiente caratterizzato da un’acqua ambrata, scura.
Un’altra osservazione importante è che nelle vasche gli heckel acquistati piccoli arrivano alla maturità sessuale dopo il secondo anno, non prima.
Uno dei tanti motivi che mi portano a scegliere sempre esemplari non adulti: avere una conoscenza seppur approssimativa sulla loro età, e la facile adattabilità degli esemplari piccoli alla cattività-
E’ molto difficile convincere un heckel adulto che la sua vita si consumerà in una vasca domestica.
Un esemplare piccolo è facilmente gestibile, e le soddisfazioni non tardano ad arrivare-

Heckel maschio intento a fecondare le uova di una femmina rosso turchese. Fotografia e esemplare di Patrizia Chiappino

Heckel di particolare bellezza. Fotografia ed esemplare di Marco Modonesi
Andiamo adesso in Amazzonia e analizziamo virtualmente il loro habitat-
Per sei mesi circa gli heckel non hanno a disposizione un grande menù, adattano la loro alimentazione alla presenza sul fondo di alcuni tipi di alghe, alcuni piccoli crostacei dall’esoscheletro chitinoso tenero e detriti, questi ultimi rappresentano per loro il 60/70% circa della loro dieta. Nel medesimo periodo l’acqua è bassa, le escursioni termiche (e questo durante tutto l’anno) abbastanza importanti, che fanno la differenza tra il giorno e la notte, tra il fondo e la superficie e dopo questo periodo di “magra” arrivano le piogge.
Cosa cambia?
Tutto!!!
Frutti, bacche, larve d’insetti, parametri chimici (nessuno puo’ sentenziare se in questo periodo il pH è piu’ alto o piu’ basso) differenti, acqua ancora piu’ tenera, diluita dalla pioggia, ogni sorta di cibo trasportato dalla massa imponente d’acqua che sommerge la foresta pluviale ecc…
Ecco il miracolo: i ”richiami” ormonali portano i discus a riprodursi, normalmente riproduzioni a lieto fine sono 4/5 al massimo, non piu’.

Immagini dell' habitat degli heckel. Fotografie di Natasha Khardina.
Torniamo a casa, e osserviamoli in acquario, cercando di comparare le differenze.
Noi siamo soliti somministrare loro cibo estremamente proteico, tutto l’anno, e sempre gli stessi parametri chimici, stesso livello d’acqua, stessa temperatura (anzi, ci preoccupiamo di non creare discrepanze tra fondo e superficie), insomma nessuna variazione, nulla cambia, nessuno stimolo, nessun tipo di differenziazione per un eventuale “richiamo ormonale”-
Il pH necessariamente acido (soprattutto ottenuto da filtraggio su torba)per l’allevamento dei selvatici in generale (ma vitale per il S. discus) è un parametro che aiuta i sistema immunitario del pesce a difendersi da attacchi esterni, aiuta i discus a ripristinare il muco protettivo velocemente, scudo contro batteri (rilevati in poverissime quantità in acque acide) e funghi-
Sono certo (seppur senza convalida di supporti scientifici) che il cambiamento dei parametri descritti (livelli d’acqua, escursioni termiche, pH variabile ma acido), la differenziazione del regime alimentare secondo le stagioni, e persino la bassa pressione (il nostro inverno) possono contribuire in maniera importante a una fortunata riproduzione degli heckel.
Il S. discus, il discus ancestrale, è uno dei pochi discus di cattura (forse l’unico) che si presenta come un pesce di difficilissima adattabilità, e quest’ultima richiede molto tempo, e portarli alla riproduzione ancora piu’ tempo.
E più è adulto il pesce, meno possibilità si hanno di vederlo completamente ambientato-
Anche in questo caso gli errori più grossolani li commette l’appassionato, cercando di adattare la fisiologia del pesce alle scelte estetiche, quindi vasche piantumate o vasche completamente spoglie.
Un conoscitore che si è documentato seppur febbrilmente sulle condizioni ambientali delle acque nere sà perfettamente che in acque cosi’ acide sono, non solo pochi i pesci che ci vivono (se non per rapidi passaggi), ma una flora idrofite è completamente assente, acqua limpida ma scura, coca-cola, e la vegetazione che si rileva è composta maggiormente da piante galleggianti, piante terricole che vivono con le radici in acqua, piante del genere Pistia, Utricolaria e, tornando alle nostre vasche, si puo’ adattare una bella pianta del genere Philodendron (v.sul forum la seconda sez. di Heiko Bleher) ad emettere radici direttamente in acquario, sotto le quali i discus troveranno riparo e vivranno bene e a lungo.
Importante fattore l’ossigeno. Non abbiamo nemmeno idea di quanto scarsa sia la concentrazione di ossigeno in quell’areale, non inseguiamo quindi parametri che non possono “miracolare” il pesce perché l’evoluzione della specie è atta a utilizzare tutti i parametri (che noi vogliamo sconvolgere)a vantaggio della specie stessa.
E’ già un gran problema ambientare un discus correttamente in vasche dove si rilevano carichi batterici 100 volte superiori a quelli presenti nei biotopi, dove sono scarsi o del tutto inesistenti persino i batteri nitrificatori.
La luce: si puo’ convincere un heckel a vivere bene con 18.000K° sopra la testa, quando in natura scappano dai luoghi illuminati e persino, come accennato sopra, dalla luna piena?
Mi è capitato di vedere pesci di cattura presso appassionati e allevatori con uno spessore incredibilmente grande, pesci la cui alimentazione è simile a quella di un’oca all’ingrasso per ottenere il pate’.
Ma quanti di voi hanno visto un discus, appena catturato, grasso?
Quanti invece hanno avuto dei selvatici che non hanno mangiato per piu’ di un mese, e finito il periodo hanno ripreso a mangiare tranquillamente?
Per il mio 40° compleanno ho ricevuto un regalo dall’amico Heiko Bleher, un VHS, “A life for discus” con un’ora d’intervista col piu’ grande allevatore e riproduttore di ogni forma di pesce sulla terra, il Dott. Eduard Schmidt-Focke, un uomo che è stato uno scienziato, allevatore e un grande saggio, al quale dobbiamo dare il merito dell’assortimento di tutte le varianti di discus attualmente in commercio, dallo splendido “Red Turkys”, ai discus di colore solido, ma la piu’ grande prerogativa di quest’uomo era quella di non tenere segreti.
La sua porta era aperta a tutti, e nel video, oltre alla bellezza degli esemplari che Heiko portava dalle sue spedizioni, e alle coppie di selvatici in piena riproduzione, mostrava gli unici strumenti che utilizzava per l’allevamento e riproduzione dei discus: carbone attivo, impianto ad osmosi, torba, tanta, e acqua.
Vi lascio con queste parole e spero che noi malati per la barra centrale, uniamo le conoscenze maturate per dare al S. discus tutto quello di cui necessita senza spostare di troppo le nostre attenzioni e farci fuorviare da qualsivoglia prodotto di ultima generazione, perché nella semplicità, pazienza e attesa è riposto il segreto per un allevamento di successo del S. discus-
P.s. considerate quest’articolo parte di una rassegna di articoli che illustreranno, uno ad uno, gli elementi che facilitano l’allevamento del discus, e del perché.
Il prossimo sulla torba.
Fonti dell’articolo: “The heckel project” http://www.simplydiscus.com
“Bleher’s Discus”, autore Heiko Bleher
“A life for discus”, autore Heiko Bleher, collaborazione Horst Linke.
Si ringrazia Aquapress per aver concesso la pubblicazione delle fotografie dell'habitat in cui vivono gli heckel.
Autore dell'articolo: Salvatore Franchina
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