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Carmelo Arico' per Discuspassion

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 Carmelo Arico' per Discuspassion Ciao Patrizia, come vedi anche se in ritardo ho accettato il tuo invito.Non conosco a fondo la realtà dei forum ma proprio in questi giorni leggo con piacere il tuo ed altri italiani presenti sulla rete.

Penso  che il confronto tra appassionati sia il fondamento primario della nostra passione, ma ritengo anche, che sia importante prestare attenzione al modo in cui su internet si diffondono le informazioni, spesso capita di leggere dei presunti "esperti" tutta una serie di fandonie, che purtroppo non depongono a favore del Discus ne della povera gente che prende per oro colato quanto scritto e ne trae più svantaggi che altro. Sappiamo bene che non è difficile costruirsi un certa notorietà sulla rete!!!!
Vedo però che tu hai cominciato davvero bene, invitando il Sig. Bleher su questo forum, nei fatti uno dei maggiori esperti al mondo di selvatici e discus in genere, molte selezioni storiche derivano proprio dai suoi selvatici e dalla collaborazione con importanti Allevatori, uno su tutti Eduard Schimdt Focke.Complimenti!!
Nel 1993 avevo i discus solo da pochi anni, ero riuscito anche a riprodurli, ma il mio approccio a questa materia è radicalmente cambiato in quell’anno, nel momento in cui visionai alcuni video realizzati dal Sig Bleher e dopo avere letto il suo libro Discus I. Avere accesso a quelle informazioni(un tempo non era cosi facile in Italia) in qualche modo, mi ha dato l’input a fare tante “follie” per i discus, fino ad arrivare ad oggi, in cui sono un elemento importantissimo della mia vita e per forza di cose delle persone che mi circondano .
Vorrei ringraziare quanti hanno elogiato sul tuo forum il mio lavoro, i complimenti fanno sempre bene, e sono un buon incoraggiamento a procedere.
So che tu gradiresti un intervento mio sulla selezione di linee di sangue e di certo non mancherà, ma credo che il contributo migliore che io possa dare,sia quello di porre delle domande, non importa sempre avere le risposte immediate ma è a mio avviso fondamentale porsi dei quesiti, per approfondire le nostre conoscenze su questi stupendi animali.
Ad alcune di queste domande ho trovato risposta in questi anni, grazie alle mie esperienze pratiche e alla possibilità di ascoltare chi alleva questi pesci da una vita e ha voglia di trasmettere DAVVERO agli altri le proprie conoscenze, ad altre domande non ho ancora trovato risposta ma la mia voglia di approfondire è ancora tanta.

Una delle parole che più spesso si affiancano al discus è : “Qualità” ….fateci caso.

Ma Cosa fa di un discus un esemplare di qualità?

In alcuni casi si pensa che un discus di qualità coincida sempre con un pesce più raro rispetto agli altri, a volte l’ultima varietà di mercato gialla…con sfumature amaranto, bianca con gli occhi verdi e quant’altro.
Non credo che da quelle che in genetica vengono chiamate aberrazioni possa davvero nascere un discus di qualità.
In passato ho personalmente pensato che costo elevato equivalesse sempre a qualità, invece molte delle varietà di cui sopra, sono costose solo perché rare da ottenere,la natura infatti è più giudiziosa e cerca di circoscrivere questi fenomeni anche dentro le nostre vasche, nonostante l’accanimento di certi “allevatori”.
Certamente i gusti sono gusti, ma credo che prima di tutto dobbiamo rispettare questi pesci, che ci ricambiano con tante emozioni e soddisfazioni. Va da se ,come per tanti animali nati e cresciuti in cattività che si creino delle varietà di allevamento ma secondo la mia opinione c’è una bella differenza ad ostinarsi a creare varianti vagamente somiglianti ad un discus.
I rosso turchesi, o gli stessi red spotted di certo differiscono molto dai loro avi , ma hanno comunque mantenuto alcune caratteristiche che li rendono certamente simili e testimoniano un lavoro di selezione in armonia con la natura, non parlo solo della livrea.
Mi interessa rimarcare questo concetto: armonizzare il nostro lavoro il più possibile con la natura,rispettando questo presupposto e non solo nella selezione delle colorazioni ma anche in merito a tutta un’altra serie di fattori,allora si, che avremo dei discus di qualità.
Vorrei precisare che non sto tracciando strade nuove , ma segnalando strade gia solcate, da tutta una serie di importanti allevatori tedeschi e troppo spesso messe da parte, a fronte di facili guadagni in altre parti del mondo.
Infatti un discus non si seleziona esclusivamente sulla livrea ma su una serie di caratteristiche che i loro avi selvatici avevano bene impresse nel loro dna.Mi rendo conto che l’avvento del pigeon blood sul mercato ha stravolto radicalmente l’intero mondo del discus, in effetti questa mutazione spontanea, ci ha messo davanti a pesci che senza dubbio, insieme a tutta un serie di menomazioni, hanno un grado elevato di resistenza alle condizioni più avverse, e ci hanno abituati a credere che il discus possa vivere in condizioni davvero antiteche a quelle in cui si trova in natura.
Su questa scia, abbiamo cominciato a pensare che il sistema di allevamento del discus debba o possa essere fondato su un tipo di gestione assai differente da una più rispettosa delle loro esigenze.
Con queste premesse è ovvio che allevare i selvatici o anche degli f1, f2 da selvatici diventi davvero un impresa,ma mi chiedo:
sono i pesci troppo delicati o noi che stiamo diventando incapaci a tenere i discus ? e pensare che la tecnologia oggi ci facilta il compito.
Sono stati fatti errori molto gravi, infatti se da un lato si è solo pensato a selezionare bizzarre colorazioni e non tenere in conto in queste selezioni per esempio del grado di resistenza a certe malattie o parassitosi, perché tanto si poteva intervenire con medicamenti in quantitativi industriali e che agivano in un batter baleno nelle prime generazioni, d’altro canto si sono create delle vere e proprie varianti di parassiti che, secondo natura, sono stati più furbi di noi,autoselezionandosi, per prima cosa a resistere ai vari metronidazolo flubenol…..per non parlare di alcuni ceppi batterici e virus che hanno portato a fenomeni estremi come la discus plague, da noi conosciuta come peste del discus.
“Il discus ricambia quanto tu gli dai”….in genere…
questo ha poco senso però per il povero appassionato che ha pagato a caro prezzo i suoi discus e che fa di tutto per curare degli animali affetti da patologie cosi importanti che, solo per circoscriverle dovrà usare dosaggi di medicinali vicini alle dosi letali per gli stessi pesci, a volte funzionano ma dopo due o tre mesi creano degli scompensi, penso per esempio ai problemi di vescica natatoria tanto trattati in rete.
Devo inoltre dire, che parte di questi esemplari stanno davvero bene nelle vasche di molti di questi allevamenti di provenienza,dove il loro stress causato dalla proliferazione dei suddetti agenti patogeni è ridotto al minimo, per via dei frequenti cambi d’acqua effettuati. Il problema resta per noi comuni mortali, che viviamo in paesi “freddi” e l’acqua dobbiamo scaldarla a caro prezzo e non possiamo fare il 300 % al giorno di cambio d’acqua, a volte, solo per tenere un acquario in salotto che ci dia soddisfazioni.
Non è possibile a mio avviso che chi si avvicina al discus debba prima essere un esperto in farmacologia, si otterrebbe di più a spendere quel denaro cercando di ottenere, attraverso letture SERIE,informazioni sui luoghi di provenienza di questi animali e cercare di riprodurre al meglio le condizioni ottimali per essi; lo so che non avremo mai il Rio delle Amazzoni nel nostro allevamento né tantomeno nel nostro salotto, ma a qualche piccola imperfezione di certo potrà sopperire un sistema immunitario sano, di ceppi selezionati con criterio.

Ovviamente i discus si adattano bene, se sono davvero sani,ma non confondiamo un principio di adattamento con l’abitudine a certe condizione poco ortodosse, tanto decantate nella gestione di alcune farm, in particolare del sud est asiatico.
Ho fatto questo excursus per far comprendere al meglio cosa sta alla base di una parola troppo inflazionata nel nostro settore, poi è ovvio che la selezione del discus può essere mirata al raggiungimento di risultati assai eterogenei:
la conservazione di linee di sangue, molto somiglianti ai cugini selvatici; il miglioramento e il perfezionamento di alcune varianti, davvero fissate geneticamente ma sempre, deve avere dei fondamenti che la rendono una vera selezione.
Se tirassimo le somme su cosa oggi abbiamo sul mercato, ci accorgeremmo attraverso una seria analisi, che tra le tante miriadi di varietà più o meno stabili, davvero poche sono veramente selezionate o addirittura nuove.
Penso per esempio ai red melon, alcuni amano sostenere che non abbiano sangue pigeon, altri parlano di percentuali di sangue pigeon blood….che vorrà dire, boh? Altri ancora si offendono per giunta, se cerchi di notare un fatto che è sotto gli occhi: SONO UN’ EVOLUZIONE DEL PIGEON BLOOD!!!!!!
Ecco, fino a quando non capiremo a fondo questi concetti,che continuo a dire, non sono nuovi ma alla base di VERE selezioni, come rosso turchesi, i magnifici Red Edddy e altri, bhe …fino ad allora rischieremo di avere nelle nostre vasche pesci problematici e che non valgono le cifre che abbiamo pagato.
Devo inoltre farvi notare che l’Italia è diventato un mercato molto appetibile negli ultimi anni,per allevatori che di un certo modo operare hanno fatto il loro stendardo ma che riescono a vendere bene solo in paesi come il nostro, che non rappresenta comunque un grosso mercato, ma di certo facile.
Mi rendo conto che non subito e non sempre, si possa essere in grado di apprezzare varietà davvero selezionate e distinguerle a fronte di un aspetto che a volte sembra simile, e di certo questo è uno dei maggiori mali che ha reso meno importanti alcune selezioni,svilite da cloni di mercato, una su tutte i blu diamond, quelli prodotti oggi in Malesia sono assai diversi, se li si osserva con attenzione, da quelli che il Sig. Lo Wing Yat Sunny produceva ad Hong Kong prima e a Taiwan dopo, qualche anno fa.
Ci sono tanti modi per riconoscere e apprezzare pesci selezionati, ma non voglio tediarvi oltre , passando da semplici riflessioni ad un trattato.
Un consiglio però mi sento di darlo, siamo lontani da potere ottenere un vero pedigree del discus, ma di certo quando acquistiamo i nostri pesci, se ci vengono chieste cifre elevate che ovviamente potrebbero giustificarne la qualità,a quel punto chiediamo da dove provengano questi animali e dopo approfondiamo chi sia questo presunto allevatore di successo,cosa faceva 10 anni fa( il tempo minimo per selezionare davvero dei pesci) forse in qualche caso non cosi sporadico, scoprirete che questo signore nella migliore delle ipotesi produceva ben altre varietà e nella peggiore che non aveva nemmeno i discus 10 anni fa, magari allevava guppy show o che so io.
Ringrazio tutti per l’attenzione concessami leggendo queste non poche righe.

Mi fa piacere allegarvi due foto come approfondimento a quanto scritto sul discus notiziario. La prima ritrae un ibrido nato da me, ottenuto quasi 5 anni fa da green tefè selvatico per turchese striato tedesco, ho usato questi pesci per effettuare gli out corssing necessari per migliorare alcune caratteristiche delle mie generazioni di Leopard, alcuni mi hanno fortemente sconsigliato questo genere d’incrocio per via della forma un po’ allungata (caratteristica di alcuni ceppi di verdi),ma procedendo per la giusta via questo genere di rinsanguamento non può portare altro che ottimi risultati, come in parte si comincia a potere notare a distanza di 4 anni dal primo out crossing sui leopard della foto.

 

Carmelo Arico' per Discuspassion

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